Le riflessioni finali di Marco

“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”.

Per raccontare le mie ultime riflessioni (non il viaggio che è stato ampiamente descritto), partirei da questa frase di Lucio Anneo Seneca.

Noi, fortunatamente, abbiamo avuto buon vento; ed il viaggio è diventato un’opera che varrà la pena condividere con le future generazioni.
Già le future generazioni…
Come raggiungeranno i propri sogni?
Esisteranno ancora le moto con la loro intrinseca pericolosità?

Avremo ancora voglia di misurarci con le mutevoli condizioni atmosferische presenti in natura?

Perché signori,
in moto il freddo, il caldo, la pioggia, sono condizioni non negoziabili!
L’esatto contrario di chi viaggia in auto.

Però…
In moto, siamo tutti fratelli. Se incontriamo qualcuno, semplicemente lo salutiamo! Sia incrociandone la traiettoria sia aspettando un traghetto, un treno o un semaforo.
L’esatto contrario di chi viaggia in auto…

Anche in questa avventura, la moto, nel chiuso del mio casco, mi ha insegnato tante cose: la muta fatica, la pazienza, la pervicacia nel raggiungere l’obiettivo.

Primo punto dunque da smarcare: la moto avvicina, fraternizza e insegna.
Porta alla condivisione di esperienze alla voglia di chiacchierare e di tirare tardi.

Ad Adam (il suonatore di violino in cerca di ispirazione) è bastato vedere la mia maglietta Bmw per alzarsi dal suo tavolo e senza tante cerimonie sedersi al nostro. Con un sacco di storie da raccontarci.

Seneca mi porta dritto alla domanda dell’amico Eugenio, con cui ho condiviso un pranzo prima di partire: ma chi te lo fa fare?
Una domanda meravigliosa nella sua genovesità e nella complessità di avere una risposta adeguata.

Credo di averne capito il senso e la risposta osservando                           –  la coppia norvegese, che passa le vacanze in moto, con annesso carrellino al seguito;
il palestinese, che viaggia ininterrottamente da 2 anni e mezzo, (con più di 170.000 kms percorsi in sella alla sua ktm) alla ricerca di qualcosa che probabilmente ha trovato da un pezzo!
Alberto, che ha la stessa età di mia figlia, e vuole raggiungere capo nord in solitaria armato della sua canadese (estiva…) e da un’invidiabile serenità,
– un ragazzo polacco, anche lui alle prese con l’iconica meta, che intende raggiungere in solitaria e con la sua Suzuki piuttosto datata e “chilometrata”
– due amici norvegesi di rientro dopo una vacanza in giro per l’Europa con i quali abbiamo condiviso la traversata in traghetto fino alle isole Lofoten e che sono stati prodighi di consigli sulle strade norvegesi

In sintesi potrei  rispondere che mi piace viaggiare.
Mi piace incontrare persone di diverse nazioni, culture, confrontarmi con loro, capire.
Mi piace stare in sella con la mente sgombra.
Mi piace avere un obiettivo, ambizioso, da raggiungere.
Mi piace, dopo tanta fatica, tornare a casa!

Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza.

Forse Dante pensava ai motociclisti.